L’invidia del network (ovvero L’economia della gratitudine)

Non l’hai avuta anche tu un’idea dellamiseria che non hai saputo come realizzare e che qualche tempo dopo qualcuno ha realizzato facendoci un sacco di quattrini?

Io sì. Sono una fucina di idee inespresse. Nel 2001 ho realizzato un sito per bambini che con un po’ di slancio poteva diventare Pet Society. Ho ideato una piattaforma per fare le donazioni alle onlus che Unicredit Banca ha realizzato da poco (ilmiodono). Ho abbozzato la trama (ma non così perfetta) del serial TV Dexter. Solo per citarne alcune. La cosa seccante è che non solo mi mancavano i soldi per realizzarle, quelle idee. In alcuni casi non servivano soldi. Mi serviva invece il supporto di qualcuno che, per mentalità e approccio, sapesse indicarmi i passi per organizzare quelle idee e trasformarle in un progetto presentabile. Che fosse un po’ manager e un po’ coach. Che avesse chiaro a chi presentare le cose e che cosa dirmi per farmele tirare fuori dal cervello in modo chiaro e convincente.

Adesso mi accorgo che con le persone che mi circondano faccio questo: il manager e il coach. La mia assistente ha delle straordinarie doti musicali. Le spiego che cosa deve fare per trasformarle in qualcosa di più che un hobby. Certo, poi la mia assistente, che è bravissima, se ne andrà in giro per il mondo a esprimere la sua dote (e io dovrò cercarne un’altra). Però quando si raggiunge una qualsiasi maturità in qualche campo, quando l’esperienza ti ha creato un ventaglio di competenze spendibili anche fuori dall’ambito strettamente economico e professionale, non c’è cosa più bella che sostenere le belle idee e la creatività, alimentare i sogni.

Dirai: e a me? A te voglio dire che mi sono stufato dei sogni nel cassetto. Delle idee che si perdono per strada. Voglio trovare un modo per mettere insieme forze e cervelli per aiutarci a sviluppare le nostre idee al di fuori delle spietate regole commerciali. Ciascuno di noi lavora per vivere. Poi dedica del tempo alle proprie passioni. Mi piacerebbe dedicare del tempo a una delle mie passioni: far nascere e crescere le passioni altrui. Sviluppare il potenziale.

E vorrei trovare qualcuno che, come me, vuole fare lo stesso. Per aiutarci vicendevolmente, come possiamo, barattando competenze, condividendo realmente (e non per finta con la pressione di un pulsante) esperienze e sapere.

In quest’epoca tanto difficile per le persone e per le imprese, creare una rete di cervelli pronti a sostenersi l’un l’altro senza l’immediato fine di lucro, per me sarebbe meraviglioso.

Tu vuoi o puoi partecipare? Hai gruppi di persone che già fanno questo da segnalarmi?
Ci sono progetti che per la loro natura e le loro potenzialità non sono certamente di interesse per entità come Working Capital di Telecom Italia che si aspetta di partecipare ad attività in grado di generare profitti significativi. Ma un progettino in grado di generare 50mila euro all’anno, che sono lo stipendio di una persona, a quella persona può interessare eccome. Aiutarla a realizzarlo per ottenere, nel breve periodo, anche un rimborso per il proprio impegno, per me è una buona scommessa.

Per qualcuno regalare tre ore di lavoro può essere una bazzecola. Chi riceve in regalo quelle tre ore può invece trovarsi improvvisamente catapultato in una nuova vita. Migliore. Grata. Ed esercitare al meglio la propria gratitudine per quelle tre ore di dono inaspettato.

Mi piacerebbe un’economia della gratitudine, per lanciare progetti e partecipare al miglioramento della vita di ciascuno di noi.

Non so perché, ma non mi sembra un sogno irrealizzabile.

Marco Morello di supersalute.com

2 Risposte to “L’invidia del network (ovvero L’economia della gratitudine)”

  1. Cape,
    credo in questo periodo in cui ci sentiam tutti attanagliati, aggrediti, accerchiati dalla famigerata crisi, da una mancata speranza, da una mancata educazione al bello, al gratuito, all’ossigenzaione del cervello, la sua proposta mi sembra una delle cose possibili per evitare di uscirne schiacciati…anzi…per cavalcare questo momento ed insegnare qualcosa anche ai più piccoli, oltre che imparare noi tantissimo. Imparare la gratuità, imparare a dar forma alle nostre passioni, quindi a vivere con maggior vigore e mano frustrazioni.

    è chiaro che il ruolo di “maieuta” è il suo!

    • MLM, voglio precisare una cosa. Io non sono un grande appassionato del GRATUITO. Il concetto di GRATIS mi orripila: se è gratis vale poco o nulla. O se è gratis, stai pagando da qualche altra parte. Mi piace l’idea del mutuo soccorso in caso di necessità. Darsi una mano quando serve. Ed essere capaci di non respingerla per fare tutto da soli. In cambio di che cosa? In alcuni casi di tanta riconoscenza (l’economia della gratitudine) in altri casi forse anche di un compenso, o di uno scambio merci: baratto 3 ore di programmazione con 3 ore di marketing… conviene a tutti! A tutti quelli che, piccoli e a rischio di estinzione, potrebbero da un piccolo aiuto tirare fuori un grande risultato.

      Invece di gratuito, direi.. .UN AIUTO GRATO! :-)

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